Il bronzi di San Casciano dei Bagni

Un antico sito termale

Siamo nel V secolo dopo Cristo, a metà strada tra il lago di Bolsena e il lago Trasimeno, appena dentro i confini toscani. Qualcuno, per qualche motivo, decide di sigillare con grandi colonne di pietra l’accesso ad un luogo fino ad allora importantissimo. Un centro termale e curativo, dove le tante vasche piene d’acqua tra i 38 e i 42 gradi garantivano cure e ristoro agli abitanti di tutta la zona, ma non solo.

Oltre alle piscine terrazzate, il luogo era anche costellato di altari, fontane e statue votive, a testimonianza di un forte valore spirituale e divino. Quel giorno di circa 1500 anni fa, quel luogo venne chiuso per sempre, lasciando custoditi nell’acqua tutti i suoi segreti. Almeno fino ad oggi

La scoperta

Corriamo rapidamente attraverso la storia, fino al 2021. Siamo a San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. Poco alla volta iniziano a comparire dal terreno diversi reperti che attirano subito l’attenzione degli addetti ai lavori. Non ci volle molto a capire che si aveva per le mani un luogo unico, in grado di riservare molte sorprese. Quello che forse non ci si aspettava era che addirittura si stava per riscrivere la storia.

È Il team guidato dall’archeologo ed estruscolo Jacopo Tabolli a tentare la scommessa, con la complicità della sindaca di San Casciano, Agnese Carletti, che ha garantito fondi e fiducia al team di ricerca, nella speranza di risollevare il turismo di un piccolo paese che conta circa 1500 persone e che sta affrontando il tipico spopolamento dei piccoli centri abitati.

Un vero e proprio tesoro

La ricompensa è stata immensa: 24 statue di bronzo perfettamente conservate dal fango, uno dei più importanti ritrovamenti in tal senso di tutta l’area mediterranea, come lo ha definito il direttore generale dei Musei del ministero dei Beni culturali, Massimo Osanna. Oltre alle statue, sono state rinvenute tantissime monete ed offerte di ogni tipo, comprese offerte vegetali. Non si assisteva ad un ritrovamento simile da quando furono ripescati dal mare i bronzi di Riace nel lontano 1972, durante una battuta di pesca subacquea al largo di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria.

Un vero e proprio tesoro, che sarà ospitato, dopo un accurato restauro, all’interno di un apposito museo-laboratorio. L’area è inoltre destinata a divenire un parco archeologico, in grado attrarre visitatori da tutto il mondo. L’incredibile ritrovamento ha insomma dato il via ad un progetto molto ambizioso, un polo di ricerca internazionale nel cuore del centro Italia.

Un team d’eccezione

Proprio per la grande varietà di reperti e per la grande complessità della struttura, sono stati coinvolti circa 60 esperti di diverse discipline: dagli architetti agli archeobotanici, dai numismatici agli esperti di epigrafia. Nulla è lasciato al caso in quello che è uno dei più esaustivi team di ricerca degli ultimi anni.

Quello che sembra essere a tutti gli effetti un santuario etrusco-romano, da una prima stima sembra fosse attivo già dal II secolo a.C., per poi essere dismesso in epoca cristiana nel V secolo d.C. L’unicità di questo sito risiede anche nel fatto che ci è possibile ricostruirne la storia attraverso i secoli con molta precisione, soprattutto se paragonato ad altre scoperte, altrettanto importanti, ma prive di contesto storico.

Le numerose iscrizioni etrusche, inoltre, ci aiuteranno a far luce su quella che è una popolazione ancora in parte avvolta nel mistero, i cui trascorsi risultano sfumati e spesso oscurati dalla fiorente civiltà romana, da cui furono infine assorbiti all’incirca nel I secolo d.C., non prima di averne largamente influenzato la cultura.

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