Le 10 mete imperdibili di Roma

Panorama

Per dirla con Sorrentino, Roma è la grande bellezza.

Per dirla come un mio professore di antropologia, Roma è il grande caos.

Per dirla tutta, Roma è entrambe le cose: un magnifico bordello.

E vale sia per chi ci vive, sia per chi ci passa qualche giorno da turista: non si sfugge ai mezzi pubblici a singhiozzo, ai centurioni poliglotti e aggressivi, ai branchi di asiatici col treppiede in spalla…
Se però siete sopravvissuti alle visite indispensabili del centro, diciamo Colosseo-Fori-Piazza di Spagna-Vaticano-Piazza Navona-Circo Massimo-Pantheon-eccetera eccetera, e volete evitare di rimanere incastrati in qualche ulteriore spiegazione in ideogrammi, ecco un tour alternativo di bellezze eterogenee un po’ trascurate e un po’ nascoste da godere in tranquillità, e magari in compagnia di qualche autoctono:

1. La Cripta dei Cappuccini, la Dolce Morte di Via Veneto

Hic jacet pulvis, cinis et nihil: qui giace polvere, cenere e null’altro.
Così recita l’incisione nel corridoio della Cripta della Chiesa dei Cappuccini, interamente realizzata e decorata in stile rococò con le ossa di 4000 monaci morti tra 1528 e il 1870. E per interamente, intendo interamente: rosoni, stelle, fiori, lampadari, un orologio, e qualche salma mummificata ancora nel saio…
Siamo proprio sotto via Veneto, struscio della Dolce Vita. Un ossimoro, visto che il nostro macabro percorso si snoda tra piccole cappelle intitolate alle ossa con cui sono stati realizzati i decori (cappella delle tibie, dei femori, ecc.), ed è un monito, sic, alla brevità della vita terrena e corporea.
Se siete degli stomaci forti, questo è un posto da non perdere: parola del marchese De Sade, che così ne scrisse: “non ho mai visto niente di più impressionante!”

2. L’EUR, il quartiere fascista e un po’ contemporaneo

Colosseo Quadrato

Vi dice niente il Colosseo Quadrato?
E’ il simbolo dell’EUR, quartiere di mussoliniana volontà e memoria costruito lontano dal centro per poter disporre di tutto lo spazio necessario alla grandeur fascista.
Oggi l’EUR – acronimo di Esposizione Universale Roma, prevista e mai realizzata nel ’42 – è un agglomerato di uffici, banche, musei e residenze di tutto rispetto, bianco come uno si immagina l’antico foro romano, nonché l’unico laboratorio architettonico di Roma, dove si sperimentano piste di Formula1, grattacieli bassini, e l’attesissima Nuvola di Fuksas.
Se i giapponesi scoprissero che basta prendere la metro B per arrivarci, sarebbe la fine: è squadrato e ordinato e regala perfetti squarci di simmetria in puro stile Kubrick. Una passeggia armati di fotocamera è necessaria, come anche una sosta ad uno dei bar simbolo della città, Palombini.

3. Il Cimitero acattolico, la pace dei sensi e dei gatti

Ovvero, come abbandonare il “grande caos” e in un batter d’occhio affogare in un’oasi di purezza. Siamo all’ombra della Piramide Cestia, a due passi dalla movida notturna di Testaccio e dalla brulicante Stazione Ostiense, eppure di movida qui c’è solo la coda dei gatti paffuti che giacciono sulle tombe, anche loro in cerca di riposo.
Benvenuti nel nostro piccolo Pere Lachaise, uno dei cimiteri ancora attivi più antichi d’Europa, riservato ai non cattolici che hanno dimorato in Roma e qui vi hanno trovato la morte: dai famigerati Keats e Shelley, ai nostrani Gramsci e Gadda. Ma le storie sono infinite e bisogna prendersi il tempo di farsele svelare dalle lapidi: storie di militari, poeti, artisti e sconosciuti venuti da ogni parte del mondo perché fatalmente attirati dal fascino della “grande bellezza” di Roma. E a Roma, rimasti per sempre.

4. Colazione borgatara al Pigneto

Anche a Roma, con la dovuta lentezza, i quartieri fanno la muta: è il caso del Pigneto, fino a qualche anno fa quartiere popolare abbandonato nei pressi di Termini, oggi crogiolo multiculturalmente cool che offre giaciglio a studenti, artisti ed immigrati. Come si dice da queste parti: “er Pigneto è la nuova San Lorenzo”: le iniziative più intriganti e vitali della città accadono hic et nunc: la rinascita del Nuovo Cinema L’Aquila, la nuova scena di street-art, festival popolari di cinema e teatro e chi più ne ha più ne metta. Una passeggiata per la zona pedonale non ve la leva nessuno, ma sta a voi la scelta dell’ora: dal tardo pomeriggio è strapieno di gente fino a tarda notte. Per un tour più originale ancora, lo consiglio alla mattina, per godersi il tempo sospeso di un quartiere i cui abitanti si alzano tardi, e magari rifocillarsi con una colazione nel mitico Bar Necci, attivo dal lontano 1924, dove Pasolini leggeva, mangiava, e girava il suo primo capolavoro Accattone.

5. Angeli, demoni e studenti nella Biblioteca Angelica

Chiamata dai suoi affezionati solo l’Angelica, questo gioiellino di Roma se ne sta umilmente nascosta accanto alla Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, dietro Piazza Navona.
Aperta nel 1604, è una delle prime biblioteche pubbliche d’Italia e d’Europa, e lo dico con orgoglio: uno di quei posti in cui tuttora gli studenti di Roma hanno l’onore di poter chinare la schiena sui libri, se stufi del chiuso della loro stanza. Vuoi mettere dare diritto pubblico sotto la volta del Salone Vanvitelliano? Non per niente ci hanno girato alcune scene di Angeli e Demoni, per sostituire gli interni Vaticani vietati ai film blasfemi. Dopo essere usciti, poi, vale la pena spendere un’occhiata per la Basilica affianco, costruita a immagine di Santa Maria Novella a Firenze con i travertini rubati al Colosseo. Dentro c’è un Caravaggio, la Madonna di Loreto. Di quelle cose che solo a Roma…

6. Il De Pizzarium, la bibbia latina della pizza

No, non è un testo latino, né un monumento. Almeno non nel comune intendere.
Pizzarium è invece un monumento della cucina romana, tempio della pizza a taglio custodito dal sacerdote della farina Gabriele Bonci. Per i romani, Bonci e basta.
Pizzarium si trova vicinissimo alla fermata della Metro Cipro, zona Vaticano, e come per entrare ai Musei Vaticani c’è la fila. Quindi meglio andarci sul presto, anche perché il posto è minuscolo e si mangia rigorosamente in piedi. Pizze normali solo nel formato, per il resto genio puro: condimenti stagionali e fantasiosi, con accostamenti di sapori poetici, innaffiati da una imprevedibile scelta di birre artigianali italiane ed estere. Per chi non è di Roma, è il momento di dare un senso alla parola supplì.

7. Quartiere Coppedè, la minuscola Barcellona romana

Gino Coppedè è un po’ il nostro Gaudì.
Fiorentino di nascita, scultore e architetto, dal 1913 fino alla sua morte si dedicò interamente alla costruzione del suo giocattolo: un agglomerato di edifici in stile liberty-imperoromano più unico che raro, di una bellezza improvvisa e Borgesiana piuttosto che borghese, celata nei meandri del quartiere Trieste. L’ingresso è un arco di tre piani in Via Tagliamento, che porta dritto al cuore del progetto, la Fontana delle Rane di Piazza Mincio.
Insomma, un vero e proprio quartiere ad personam. Dove il genio eccentrico di Coppedè è testimoniato anche dai dettagli invisibili, come gli intarsi delle colonne o lo stemma in bronzo dell’Ambasciata del Regno del Leshoto. Che poi, esiste davvero?
Ecco: benvenuti!
Non a caso, qui abita Dario Argento, e qui ha girato un paio di macabre uccisioni…

8. La Babele culinaria del Mercato di Piazza Vittorio

Ovvero, dove un bengalese e un rumeno discutono su come scaricare i carciofi romani chiamandosi fratè l’un l’altro.
Il Mercato che storicamente colorava la gigantesca piazza rettangolare di Roma si è trasferito da qualche anno nel suggestivo ex deposito militare di via Giolitti, ma rimane tuttora quello che è sempre stato: un’esperienza caleidoscopica e multiculturale, dove alla continua sorpresa per l’inconnue si alterna il divertentissimo caos da Babele ubriaca.
Uno spettacolo per gli occhi, per l’olfatto, per l’udito, per il tatto e per il gusto – li ho detti tutti?
No, ne manca uno, il sesto senso: state in campana, la merce che gira più facilmente sono i portafogli e le borsette.

9. Limonare nel Giardino degli Aranci e cose più romantiche ancora…

La Grande Bellezza di Sorrentino si apre con un cinese – a occhio e croce – che collassa di fronte alla veduta di Roma offerta dalla terrazza del Gianicolo. Bellissima, ma davvero troppo mainstream…
Ben più underground è il Parco Savello, soprattutto se lo chiamate così: per i romani è solo ed esclusivamente il Giardino degli Aranci, dove andare a limonare quando si è un po’ meno adolescenti. Adagiato sul colle Aventino, questo piccolo aranceto cintato da mura regala una vista sul Tevere che regge il confronto coi più abusati Pincio e Gianicolo, senza doversi mettere in fila per fare una foto.
Basta salire qualche decina di metri fino al cucuzzolo del colle, poi, per scattare la seconda foto ricordo di giornata. Il buco della serratura del Priorato dei Cavalieri di Malta è un misterioso binocolo che guida l’occhio curioso dritto dritto sul lontano Cuppolone.
Come si dice da queste parti: due piccioni con una fava!

10. Parco degli Acquedotti, dove i romani si pacificano con Roma

Vedere un acquedotto, a Roma, è piuttosto facile.
Vederne sette insieme, comincia ad essere stuzzicante (anche se uno è sotterraneo, uno è papalino, alcuni sono accavallati, e di altri ce ne sono solo spizzichi e bocconi…). In più, resti di enormi ville romane, tombe nobiliari, casali medievali, l’accampamento dei Goti e chi più ne ha più ne metta.
Il Parco degli Acquedotti è fuori mano, siamo verso il Sud/Est inoltrato, ma se attira romanticoni tedeschi e inglesi da qualche secolo un motivo ci sarà pure: è storia a cielo aperto, archeologia da passeggio, pura romanità a piede libero.
Eccolo, il vero segreto di questa città che si odia e si ama in un battibaleno: non sarebbe esagerato pretendere anche un autobus puntuale per andarsi a sdraiare all’ombra dell’acquedotto Claudio al tramonto?

Se la curiosità vi stuzzica – carpe diem! – non lasciatevi sfuggire le nostre offerte di noleggio a Roma!

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