A Nola, tra memoria e tradizione.

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Nell’estrema parte orientale della pianura campana, ai piedi delle colline di Cicala e Visciano, ai margini della città metropolitana di Napoli, sorge l’antica città di Nola, città dal nobilissimo passato; testimoniata soprattutto dai prezosissimi resti, sul suo territorio, di un villaggio Neolitico, unica testimonianza in tutta l’Europa. La fondazione della città viene fatta risalire al VI-V sec. a.C., come sembrerebbe attestare il reperto osco del Cippus Abellanus, oggi conservato presso il Seminario vescovile. Nola all’epoca subì il benefico influsso della civiltà etrusca e di quella greca, raggiungendo un tale livello di ricchezza e di lusso da attirare l’occupazione sannita e poi quella di Roma, con la quale i nolani instaurarono un rapporto d’amore e odio. Dopo la morte dell’imperatore Augusto, avvenuta proprio a Nola, nel 14 d.C., per la città ebbe inizio una fase di decadenza, aggravata dalle frequenti invasioni e devastazioni barbariche. Occupata dai Normanni, Nola fu incorporata nel Regno delle due Sicilie. Nel corso della sua storia, la città subì il dominio degli Svevi, degli Angioini, degli Orsini e degli Spagnoli (durante il cui regno la città conobbe un’epoca di rinascimento culturale). Inoltre, in seguito alla rivolta di Masaniello, a cui i Nolani si opposero, subentrò il dominio borbonico. Sotto il regno di Carlo di Borbone, il vescovo Caracciolo del Sole dispiegò in città la sua opera illuminata, fondando il nuovo Seminario Diocesano. Una città dal passato turbolenta e dalla popolazione particolarmente vivace e contraddistinta da un suo spiccato spirito civile: nel 1820 proprio da Nola partirono i Moti Carbonari, per opera dei luogotenenti Morelli e Silvati e il prete nolano Minichini; e nel 1943, la resistenza all’oppressione fascista. Per raccontare questa storia rimangono numerosi resti archeologici, musei ed esempi di architettura civile che spaziano dalla lontana epoca neolitica agli esempi di edilizia sotto il regime fascista. Ecco una veloce carrellata delle principali attrazioni della piccola cittadina campana.

Musei a Nola

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Per via della sua storia ricca e prestigiosa, due musei nolani si contraddistinguono per ricchezza e importanza. Il primo è il Museo Storico-Archeologico, realizzato all’interno dell’ex convento medioevale delle Lateranensi, nel quale è allestito, su tre livelli, il racconto del territorio di Nola a partire dall’età preistorica fino al XVIII secolo. Di grande interesse le sezioni dedicate al Villaggio Preistorico di Nola, all’età ellenistico-romana e a quella tardo-medioevale. Di elevata qualità anche la sezione storico-artistica e la sezione dedicata alla “riggiola”, la mattonella campana in ceramica o maiolica. Il secondo museo è il Museo Diocesano, al cui interno sono conservate diverse opere di interesse artistico e religioso che raccontano la storia della Diocesi di Nola, tra le più grandi ed antiche della Campania. Il Museo Diocesano è ospitato nelle strutture della trecentesca chiesa di S. Giovanni Battista, nella cinquecentesca cappella dell’Immacolata e negli antichi ambienti dell’Episcopio.

Villaggio Preistorico di Nola

Il Villaggio Preistorico di Nola, soprannominato “la Pompei della Preistoria”, i cui ritrovamenti sono ora conservati nel Museo Archeologico di Nola, è un sito di eccezionale valore archeologico: in esso è conservato il calco di due capanne, mantenute grazie al fango prodotto dall’eruzione vesuviana nota come “le Pomici di Avellino”. Centinaia di reperti e utensili risalenti all’età del Bronzo Antico (1800 a.C.) provenienti dal Villaggio sono ora conservati presso il Museo Archeologico di Nola. Purtroppo, il Villagio è balzato alle cronache per alcuni incidenti dovuti al maltempo e l’incuria del sito, ai quali si è cercato di porre rimedio ricostruendo il sito a grandezza naturale, con l’obiettivo di dare vita, nel lungo termine, a un parco archeologico dedicato.

Il Seminario Vescovile

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Voluto dal succitato Vescovo Monsignor Troiano Caracciolo del Sole e costruito su disegno dell’architetto Luca Vecchione, l’edificio fu inaugurato nel 1754 e raccoglie un’importantissima collezione lapidea antica e medioevale, tra cui il famoso Cippo abellano, importantissimo trattato in lingua osca, risalente alla prima metà del II secolo a.C.

Chiesa di San Biagio

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È dal 1300 che l’Ordine dei frati minori di Nola regge la chiesa di San Biagio, in stile tardo rinascimentale, abbellita da marmi policrimi e dipinti dei più grandi pittori del Seicento napoletano.

Il Duomo

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Edificata a partire dal 1869 e già ricostruita nel 1900 in seguito a un incendio per probabili ragioni politiche che ne distrussero l’originale impianto gotico del XIV secolo, la Cattedrale di Nola contiene la cripta dedicata a San Felice, patrono della città assieme a San Paolino; i tondi con le date di governo dei vari vescovi, dallo stesso San Felice fino a Umberto Tramma, e una preziosa Croce gemmata del V secolo d.C..

Reggia Orsini

Uno dei più significativi monumenti del Medioevo è la Reggia Orsini, palazzo-fortezza situato vicino a una delle porte della città di Nola e che affaccia sulla piazza intitolata a Giordano Bruno. Fu fatto edificare nel 1460-70 dal conte Orso Orsini e ampliato negli anni a venire estendendo la parte occidentale ed orientale per circa cinquanta metri, reperendo il materiale per i lavori dai templi e gli anfiteatri di Nola antica. La Reggia fu oggetto, nel 1943, di un grande scempio organizzato da militari tedeschi in ritirata, ma le sue forti pietre riuscirono a mantenere la struttura intatta. Dal 1994 la Reggia è sede del Tribunale di Nola.

Altri luoghi di rilievo della città sono il corso dedicato a Tommaso Vitale, l’arteria principale del centro storico, piazza Giordano Bruno, il filosofo noto per essere stato condannato per eresia e arso vivo a Campo de’ Fiori a Roma, di origine nolana; le Chiese di Santa Maria Jacobi, dei Santi Apostoli, della Santissima Annunziata e del Gesù; e infine, il Castello di Cicala, tra i più antichi d’Italia. Infine, Nola è famosa per la Festa dei Gigli, in onore del compatrono della città San Paolino. La festa è caratterizzata dalla processione di otto obelischi di legno alti circa 25 metri, chiamati”Gigli”, e di uno alto circa 15 metri, chiamato “Barca”, vengono portati a spalla da una paranza di oltre 100 uomini per le vie del centro storico della città. Dal 2013, la festa è stata riconosciuta Patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco.

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