Il Giardino di Ninfa, il giardino più bello al mondo

Giardino di Ninfa

In questo articolo vogliamo portarvi al Giardino di Ninfa, situato nel territorio del comune di Cisterna nella provina di Latina, nel Lazio. Un luogo inatteso e quasi fatato, in cui un bellissimo giardino all’inglese avvolge e contorna i ruderi dell’antica cittadina medievale di Ninfa. Un autentico paradiso della natura, dov’è possibile attraversare una natura delicata e rilassante; e fare un tuffo in una realtà incontaminata dove molti scrittori, tra cui Virgina Woolf, Truman Capote, Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia trovarono l’ispirazione per le loro creazioni: un vero salotto letterario immerso nel verde. Immergiamoci in questa meravigliosa arcadia e approfittiamone per prendere una preziosa e purissima bocca d’aria fresca.

La storia

Il paese di Ninfa è attestato già durante l’epoca romana come piccolo centro agricolo. In epoca medievale la località visse una storia particolarmente movimentata, passando di mano in mano, e vivendo in prima persona il conflitto tra i due papati, quello di Avignone e quello di Roma, all’epoca dello Scisma di Occidente. Un conflitto che portò la città a essere acquistata, rivendicata, assediata e saccheggiata più volte, fino a giungere all’apice del suo ultimo assedio, nel 1380, e alla sua definitiva distruzione, nel 1381, per mano delle città vicine, a colpi di piccone. Dopo questo episodio Ninfa non venne più ricostruita. Nel XV e nel XVI secolo alcuni membri della famiglia dei Caetani, la quale visse in prima persona, a partire dal XIV secolo, tutte le vicende della contesa e della distruzione di Ninfa, fecero dei tentativi per ridare vita all’amato borgo. Nel XVIII secolo, tuttavia, di Ninfa non rimaneva più alcuna traccia. Soltanto nel 1921 Gelasio Caetani iniziò la bonifica della zona ed il restauro di alcuni ruderi di Ninfa,  per farne una residenza estiva; contemporaneamente, iniziò a piantare diverse specie botaniche che portava dai suoi viaggi all’estero e che ben si sviluppavano a Ninfa per via del clima favorevole. Opera che fu proseguita da Roffredo Caetani, dalla moglie Marguerite Chapin e dalla figlia Lelia Caetani; i quali, durante gli anni trenta, diedero al giardino l’attuale struttura all’inglese. Leila Caetani, che fu l’ultima rappresentante della plurisecolare famiglia Caetani, diede vita a una fondazione, la Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta, che si occupa tuttora della cura del parco. Intorno al giardino, a partire dal 1976, è stata istituita un’oasi del WWF a sostegno della flora e della fauna del luogo; e nel 2000, tutta l’area di Ninfa è stata dichiarata monumento naturalistico. Il New York Times ha giudicato il Giardino di Ninfa come il più bello al mondo.

I Ruderi

Una foto pubblicata da Ella Martin (@eloiseemartinn) in data:


Durante il periodo di massimo splendore, Ninfa poteva vantare oltre centocinquanta case,; circa quattordici chiese, dentro e fuori le mura; nonché strade, mulini, ponti, due ospedali, un castello e un municipio. La città era difesa da una cinta muraria della lunghezza di circa 1.400 metri, dotata di almeno undici torri. Di questa città, oggi, è possibile ammirarne i suoi resti. A partire dal suo castello, situato nei pressi del lago, fuori dalle mura. Esso fu costruito a partire dal XII secolo e ampliato dal 1308 da Pietro Caetani. Notevolmente danneggiato dopo la caduta di Ninfa, il castello continuò a essere utilizzato per diversi anni come prigione, prima del definitivo abbandono. Proseguendo oltre, ricordiamo la chiesa di Santa Maria Maggiore, la chiesa principale del borgo. Essa fu con molta probabilità costruita a partire dal X secolo e ampliata nella prima metà del XII secolo. Nel ‘400 secolo si provvide a un suo restauro generale; e anche dopo la scomparsa di Ninfa restò in attività fino al XVI secolo. Oggi rimangono i ruderi del perimetro esterno, dell’abside e del campanile. Nei pressi di Ninfa sorgevano anche due monasteri. Il primo è il Monastero di Marmosolio, nella zona di Vaccareccia, costruito nell’XI secolo e passato ai cistercensi nel XII secolo, per essere poi distrutto nel 1171. Il secondo invece era chiamato di Santa Maria di Monte Mirteto e fu fondato nel 1216 nelle vicinanze di una grotta dedicata a San Michele arcangelo, divenuta nel corso del il XII secolo luogo di pellegrinaggio. Con il passare degli anni il monastero crebbe e si arricchì, fino al 1432, quando fu unito al monastero di Santa Scolastica di Subiaco, e cadde in poco tempo in rovina. Nel 1703 un terremoto distrusse completamente la chiesa e, anche se ricostruita, essa fu definitivamente abbandonata e trasformata in un magazzino. La grotta fu affrescata nel corso del XIV ma dei suoi dipinti oggi ne rimangono pochissime tracce.

Il giardino

Il giardino di Ninfa, della grandezza di otto ettari, è un giardino all’inglese che ospita al suo interno oltre un migliaio di piante ed è attraversato da numerosi ruscelli d’irrigazioni oltre che dal fiume Ninfa. Numerosissime sono le piante esotiche da ammirare, tra cui il noce americano, delle yucca, un “albero della nebbia”, una tillandsia (la pianta senza radici che si nutre dell’umidità dell’aria); dei bellissimi cieliegi penduli, delle Erythrina a cresta di gallo, un pino dell’Himalaya; e poi anche un pino messicano, dei melograni nani, un “albero dei tulipani” e anche del bambù cinese e piante provenienti dal Brasile e dall’Australia. Queste specie le possiamo trovare presso la chiesa di San Giovanni, quella di Santa Maria Maggiore, lungo i viali dei cipressi e delle lavande, nella zona del giardino roccioso e nei presi del ponti: quello romano (il più antico), quello medievale del macello e quello di legno; così come nei pressi del Municipio e del Castello. Inoltre, come abbiamo già menzionato, a partire dal 1976, su un’area circostante il giardino di circa 1.800 ettari, è nata un’oasi del WWF per la protezione della fauna nel comprensorio di Ninfa, comprensiva di un impianto boschivo e di un sistema di aree umide per agevolare la sosta e la nidificazione dell’avifauna, cercando di ricreare la vegetazione, prettamente paludosa, tipica della zona, pre-esistente alla bonfica della zona pontina. L’area si trova infatti sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie avifaunistiche che collega l’Africa all’Europa.

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