L’auto senza conducente: piccoli passi verso l’auto del futuro

auto senza conducente

Abbiamo parlato in diverse occasioni di innovazione nel mondo dell’automobile, raccontandovi quali fossero i principali trend per la progettazione di un’auto del domani, portandovi a conoscere alcuni brillanti nuovi modelli d’auto, futuristi e di successo; vi abbiamo raccontato della sperimentazione in corso per sviluppare nuovi modi di alimentare le auto elettriche – e, a margine, vi abbiamo anche riportato nuovi e ambiziosi progetti di urbanistica, concepiti per snellire il traffico e agevolare lo sviluppo di una mobilità più variegata e “green“. Oggi vogliamo portarvi alla scoperta di un nuovo approccio al futuro dell’automobile; un approccio che va a toccare in maniera diretta e profondo il nostro modo di concepire l’automobile, la guida e l’esperienza del viaggio in auto. Vi parliamo delle auto senza conducente, la nuova contesissima frontiera nella ricerca e sviluppo del settore automobilistico.

 

L’auto che si guida da sola

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È realtà; e ci sono anche le prime previsioni: come racconta il Der Spiegel, secondo il fondatore della Tesla, Egon Musk, «le auto saranno completamente automatizzate nel 2017», mentre la Nissan si pone una scadenza più realistica, e si propone di lanciare le sue auto senza conducente a Tokyo entro il 2020. Ma come, non si fa in tempo a raccontare di automobili a idrogeno, che fanno uscire vapore dal tubo di scappamento, che già arrivano le auto che si guidano da sole? Pare proprio sia così. E non ci sono solo Tesla e Nissan a inseguire questo che sembra sempre di meno il sogno di autori e registi di opere fantascientifiche: ci sono anche Google e Apple, BMW, Audi e Daimler, la società tedesca che si occupa di autotrasporti, detiene il controllo di Mercedes e ha lanciato il servizio di car sharing, già piuttosto diffuso in Italia, di Car2Go. Una vera e propria “corsa all’oro”, che coinvolge non soltanto enormi interessi economici e il monopolio di un floridissimo mercato del futuro; ma anche un modo di concepire l’automobile e la guida – e il privilegio di poter indicare quale sarà il futuro di queste esperienze, su un piano che potremmo dire persino “filosofico”.

Le sfide concettuali dell’automobile senza conducente

auto senza conducente

È difficile sintetizzare in modo esaustivo e chiaro tutti gli aspetti che coinvolgono questo progetto. La sfida è assai complessa e tocca argomenti che sembrano quasi scontati, ma che sono in realtà molto complessi e stratificati. Per esempio: che cosa accadrà ai guidatori e al piacere della guida? Cosa faremo nel tempo libero a nostra disposizione durante questi spostamenti in auto, nei quali non dovremo più guidare? Cosa interessante: un recente sondaggio ha riportato che la maggior parte dei partecipanti non farebbe altro che guardare fuori dal finestrino. E quindi ecco, uno spunto: l’auto senza conducente sarà con o senza finestrini, con o senza volante? Parcheggerà da sola, ovviamente – e dove? Come parcheggerà? Seguendo i dati telemetrici sul traffico, ovviamente, ricevendo informazioni sulla disponibilità o meno di posteggi. E gli imbottigliamenti, e il problema della scarsità dei posti auto? Forse non verrà risolta semplicemente mettendo sul mercato delle auto senza conducente e accessibili a tutti – il numero delle auto resterebbe altissimo, per quanto “disciplinate” e “smart”. Una macchina intelligente potrebbe non essere una soluzione intelligente; e forse la soluzione che si sta così intensamente cercando di trovare coinvolge un intero sistema – un intero mondo che ha concepito la mobilità automobilistica in un certo modo per tanto tempo e a cui si chiede adesso di rivoluzionare il proprio modo di immaginarla. Fino a che punto?

 

Guidare senza conducente: è davvero possibile?

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Il futuro dell’automobile passa attraverso un sistema automatizzato che permetterà alle persone di non occuparsi della guida del mezzo, ottimizzando gli spostamenti, riducendo al minimo l’errore umano, risparmiando ore di stress, di fatica, di disagio, di disordine. Il futuro dell’automobile si gioca sul piano dell’automazione e sulla filosofia che c’è dietro: ci sono aziende come Google e Apple, che vogliono essere alfieri di un futuro informatizzato, dove il concetto di “rete” si estende ad aspetti della quotidianità come la gestione della casa e dell’automobile – dall’altro lato, le aziende di settore vogliono continuare a essere riconosciute per la loro autorità, e vogliono battere sul tempo gli avversari producendo modelli di auto senza conducente che rispecchino e rispettino i concetti legati alla cultura dell’automobile, al gusto di motori potenti, e al piacere della guida. Per questo la possibilità di una guida manuale potrebbe non essere del tutto esclusa dai nuovi modelli – nella progettazione dell’automazione della guida per i mezzi pesanti, per esempio, la presenza di un conducente può essere prevista come “addetto al mezzo”, occupato in altre attività durante il viaggio, ma preparato e pronto a prendere il controllo del mezzo in caso di situazione limite. D’altro canto, come facciamo a sapere quando un computer di bordo è pronto per prendere totale della guida di un mezzo? Al momento in cui scriviamo e parliamo di questi argomenti, ci sono automobili che si aggirano per Mountain View, CA, Cupertino, CA, e Stoccarda, seguite da ingegneri all’interno del veicolo, che raccolgono dati e lavorano per estendere gli algoritmi di guida, per valutare ogni evenienza. Insomma: anche le super-auto hanno bisogno di fare scuola guida. Tutto quello che sappiamo, oggi, di questa “corsa all’innovazione”, è che il futuro, molto probabilmente, sta per arrivare molto presto.

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Che ve ne pare di queste auto senza conducente? Siete pronti a lasciare le vostre mansioni di guida a un computer? Che tipo di innovazione desiderate per il futuro delle automobili, e tutto quello che sta loro attorno? Come sempre, aspettiamo i vostri commenti e opinioni sulle nostre pagine social: Facebook, Twitter o Google+. Passate a trovarci!

 

 

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