Cose belle da fare e da vedere a Ponza

Ponza

L’arcipelago di Ponza, appartenente al territorio della provincia di Latina, è una delle località più gettonate della nostra penisola. Meta di vip nostrani e internazionali, Ponza è davvero “l’isola del turismo”: immersa nelle limpide e turchesi acque del Golfo di Gaeta nel Mar Tirreno, assieme alle isole d Palmarola, Zannone, Gavi, Ventotene e Santo Stefano, forma l’Arcipelago Pontino, un territorio che può vantare la felice combinazione di un patrimonio naturale di grande bellezza e una storia lunga e importante, ricca di ricordi e testimonianze: un vero e proprio tesoro nazionale. L’isola offre 41 chilometri di costa, comprese tra il Faraglione La Guardia a sud e la Punta dell’Incenso a nord-est, che rendono unico il suo paesaggio. Andiamo a farci un giro per Ponza e scoprire alcune delle sue più belle attrazioni!

Le spiagge

Le spiagge più apprezzate dai turisti che arrivano a Ponza sono sei: per cominciare, la famosissima Chiaia di Luna. I suoi 500 metri di arenile di sabbia chiara costruiscono un vero e proprio anfiteatro naturale contraddistinto da scogliere di tufo giallo e bianco a strapiombo sul mare. Per accedere alla spiaggia si attraversa un tunnel romano, testimonianza delle culture antiche che hanno occupato il territorio. Al periodo romano risale anche la necropoli situata sulla falesia della spiaggia, composta da tombe a camera scavate nella roccia. La notorietà di Chiaia di Luna risale sin dalla dominazione del territorio dai greci, prima, e dai romani, dopo, utilizzatori dell’area marina come porto naturale. La spiaggia di Frontone si trova nei pressi della zona del porto ed è raggiungibile via mare, grazie soprattutto ai numerosi e frequenti collegamenti via taxi barca; ma anche via terra, facendo un po’ più di fatica. Il suo nome deriva dalla forma della roccia bianca posta di fronte alla sua baia, che assomiglia al frontone di un tempio greco. La spiaggia è molto ampia, chiara e sabbiosa, popolata e ben attrezzata, dov’è possibile prolungare la giornata di mare anche dopo il tramonto. La spiaggia di Lucia Rosa, un’intima spiaggia raggiungibile via mare e che deve il suo nome a una tragica storia d’amore. La spiaggia di Cala Feola è un’insenatura naturale accessibile via terra e l’unica spiaggia in tutta l’isola ad essere interamente sabbiosa. Cala Fonte è una delle spiagge più piccole e più famose per il suo panorama sull’isola di Palmarola. Infine c’è la spiaggia di Cala Felci, un’area balneare formata da una distesa di sabbia mista a sassi lambita da trasparenti acque, così chiamata per la cospicua presenza della pianta omonima che si protende fin sulla spiaggia. Tutte le spiagge sono raggiungibili attraverso i taxi barca che partono dal porto.

I faraglioni

I faraglioni di Ponza sono particolarmente famosi e meritano di essere visitati. All’interno essi sono scavati dal mare e presentano dei veri e propri cunicoli che in parte s’immergono sotto il livello del mare; mentre in alcune piccole grotte vi sono delle spiaggette di sassi, visibili solo con maschera e pinne. Al largo dei faraglioni si trova la ‘Secca dei Mattoni’, che deve il suo nome dal naufragio di una barca che trasportava mattoni. Non lontano dalla Secca, nel 1985 è stato rinvenuto un relitto di nave romana, a 30 metri circa di profondità, che ancora custodiva anfore e vasellame da mensa risalente alla prima metà del primo secolo avanti Cristo. Nei pressi della secca di trovano anche i Faraglioni di Lucia Rosa, i cui più celebri sono l’Arco Naturale, detto anche “u’spacc purp”, alto circa 30 metri dal livello del mare con una base di apertura di 7 metri; e l’Arco del Parroco, situato poco prima di Cala Inferno: una fenditura spaccata alla base da sembrare la tunica di un religioso, noto anche come Grotta dei molluschi, così ampio da consentire il passaggio di piccole imbarcazioni.

Le grotte

Le grotte di Pilato sono un complesso di caverne di epoca romana, scavate a livello del mare. Si trovano appena dopo il porto e sotto al cimitero di Ponza e rappresentano un complesso archeologico ipogeo e subacqueo risalente al I secolo a.C., Le grotte, scavate minuziosamente ed intagliate perfettamente anche sotto il livello dell’acqua, venivano impiegate quasi sicuramente per l’allevamento dei pesci, in particolare delle Murene, un pesce considerato sacro dai Romani.  Le vasche erano parte integrante di una sontuosa dimora imperiale romana, appartenuta all’imperatore Ottaviano Augusto, i cui resti sono tutt’ora visibili sul promontorio isolano, alla base della collina della Madonna, e comprendevano cinque vasche scavate nella roccia, collegate tra loro da un sistema di cunicoli sottomarini. Le grotte Azzurre si trovano in località Santa Maria, appena a Nord del porto. Si possono vedere andando alla spiaggia di Frontone ma da tempo sono uscite dagli itinerari turistici per ragioni di sicurezza. La grotta degli Smeraldi è accessibile solo da imbarcazioni piccole a motore spento ed è caratterizzata dalla presenza di un foro, scavato in una delle sue pareti, appartenente all’antico circuito dell’acquedotto greco-romano. In ultimo, la grotta del Corallo, anch’essa accessibile solo con una barca di piccole dimensioni, ha una particolare forma a “L” e deve il suo nome al colore rossiccio che contraddistingue le sue pareti interne dovuto alla presenza di alghe litofille molto simili al corallo.

L’itinerario archeologico

Come abbiamo visto, l’isola di Ponza può vantare una storia che affonda le sue radici molto lontano, di cui negli anni sono affiorati numerosi ricordi. In pratica, la presenza degli antichi abitatori greci e romani si possono ammirare in tutto il territorio dell’isola. A partire dalle grotte di Pilato, che abbiamo già visto, la visita può proseguire facendo tappa al Porto Romano, posto nel versante sud-est dell’Isola, da cui è possibile raggiungere a piedi i resti della villa romana di Punta della Madonna e l’annessa cisterna della Parata, parte del sistema di rifornimento idrico, costituito da un complesso dibacini di raccolta e immagazzinamento (le cisterne) e condutture di raccordo e rifornimento (l’acquedotto), che garantivano l’approvvigionamento di acqua potabile per il porto e le ricche ville marittime. L’itinerario prosegue con la visita alla cisterna di Via Parata e le Necropoli di età repubblicana, una sulle pendici orientali di Monte Guardia nella zona di Bagno Vecchio, mentre la seconda sui terrazzi che dominano l’insenatura di Chiaia di Luna, in località Guarini. Nella parte centrale dell’isola si trova la cisterna della Dragonara. Non si può menzionare lo straordinario tunnel romano che conduce alla Chiara di Luna, unico nel suo genere. Proseguendo, poco a sud delle strutture terminali dell’acquedotto, una possente struttura di epoca romana ad andamento semicircolare, dalla tradizione indicata come il tempio del dio Nettuno, chiude la piccola depressione valliva che separa la località Giancos dai Guarini: è la “diga di Giancos”. Si pensa infatti che questa struttura avesse un’applicazione di tipo idrico. Il giro volge al termine con la parte terminale dell’acquedotto romano e la villa in località Santa Maria. Chiudono questo giro la cisterna della Grotta del Serpente e la miniera di bentonite. Un viaggio nel viaggio, in una località che sorprende per l’incredibile ricchezza del suo patrimonio.

Il percorso storico

L’itinerario storico abbraccia un arco cronologico piuttosto ampio che ripercorre le tappe fondamentali   della   storia   di   Ponza   dall’età   medievale   al periodo della dominazione borbonica. L’itinerario prevede come punto di partenza il porto con la descrizione delle testimonianze di età borbonica e pre-borbonica, per poi salire verso il promontorio di Punta della Madonna, da cui è possibile osservare la torre “borbonica” e il cimitero dell’isola, soffermandosi in visita alla chiesa della SS. Trinità del XVIII secolo. Raggiungendo il Monte La Guardia, il punto più alto dell’Arcipelago ponziano, si può raggiungere facilmente il faro che si erge   sull’omonima Punta. L’itinerario conduce, in due diverse tappe, alle chiese di gusto neoclassico dedicate alla Madonna dell’Assunta e a San Giuseppe, realizzate dai Borboni. Di età borbonica è anche il completamento del sistema di difesa dell’isola, contesa militarmente tra la storica appartenenza alla cultura laziale e romana e la più sentita e recente vicinanza con la tradizione culturale partenopea. Le tappe dell’itinerario successive, presso i Forti di Frontone e Punta Papa, consentono di immaginare Ponza agli inizi del XIX secolo: una località ben organizzata nella difesa, circondata da una cordata di forti, di cui ancora rimangono consistenti tracce al Frontone, a Punta Papa, a Punta della Madonna con la torre borbonica.

Le altre isole

Da Ponza partono i tour in barca nell’arcipelago. L’isola di Palmarola, la terza per grandezza, è una riserva naturale. D’estate i ponzesi vi si rifugiano, per sfuggire al caos, nelle case-grotta, le tipiche abitazioni scavate nella roccia. L’isola di Zannone, disabitata, è parte del Parco Nazionale del Circeo. Offre un habitat ideale a diverse specie di uccelli migratori, come il falco di palude, il falco pellegrino e il gabbiano reale; e ad alcune varietà di piante mediterranee come l’agave, le ginestre e i fichi d’india. Ventotene, la seconda isola più grande dopo Ponza, è meta soprattutto per gli amanti dell’immersione subacquea, in virtù della presenza della Riserva naturale statale Isole di Ventotene e Santo Stefano e dell’Area naturale marina protetta Isole di Ventotene e Santo Stefano. Le mete preferite sono Punta Pascone, la cosiddetta ‘Secca dell’ Architetto’, e Punta dell’Arco. Infine, l’isola di Gavi, disabitata e senza spiagge, è priva di spiagge e presenta una costa rocciosa e frastagliata, una grande grotta chiamata “grottone di Gavi”, nonchè meravigliose scogliere a picco sul mare. Dopo l’approdo è possibile percorrere un sentiero che attraversa “Punta Rossa”, passa per l’unica casa esistente e termina nei pressi della Cava.

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