#ItaliaOnTheRoad – Alla scoperta della valle perduta!

Dopo aver fatto i conti con il piccantissimo sud, ci spostiamo oggi nel cuore dell’Italia selvaggia, più precisamente lungo la valle dell’Aniene, dove gli amici di @anienewilderness.it, con una passione più unica che rara, ogni giorno rendono onore a questa terra bellissima, valorizzandola e rendendola accessibile al turismo a 360 gradi. Ma ve ne accorgerete voi stessi, leggendo i preziosissimi consigli che ci ha dato Antonella, accompagnati dalle splendide foto di Marco Giarè!

La val d'Aniene

Val d’Aniene on the road: cosa è assolutamente vietato perdersi una volta saliti in macchina?

Partendo da Tivoli, le grandi ville: Villa Adriana e Villa d’Este, dove tutti i giorni, a partire dalle 10,30 e ogni 2 ore, si può ascoltare la melodia originale della Fontana dell’Organo; Villa Gregoriana con la grande cascata (120 m), una delle più alte d’Italia,  e i tempi di Vesta e della Sibilla Tiburtina che predisse ad Augusto la nascita del suo lungo impero.

Vicovaro: Il complesso archeologico di San Cosimato, con le chiese rupestri e i resti degli antichi acquedotti romani, visitabili dall’interno, con viste sul fiume di una bellezza estasiante, più volte ritratte dagli artisti del Grand Tour, e il Tempietto ottagonale di San Giacomo, con le originali decorazioni esterne dal sapore orientale scolpite da Domenico da Capodistria e Giovanni il Dalmata.

Licenza: la Villa di Orazio e il Ninfeo degli Orsini, una bella cascata naturale imbrigliata in un’opera architettonica barocca.

Sambuci: Il Castello Teodoli con lo splendido parco.

Roviano: il Castello Brancaccio, sede del Museo della Civiltà Contadina, e, lungo la via Tiburtina, il Ponte Scotonico (94 d.C.) che attraversava l’antica via Tiburtina Valeria, è un rarissimo esempio di architettura viaria romana ancora integro.

Roviano

Roviano

Anticoli Corrado, il borgo delle modelle, con il suo Museo di Arte Moderna (creato dagli artisti della scuola romana nel 1932), conserva opere di grandi artisti del ‘900 che qui hanno vissuto, da Emanuele Cavalli a Fausto Pirandello a Maurice Stern ad Arturo Martini, uno dei grandi maestri del ‘900 che ha anche realizzato la fontana sulla piazza principale del borgo, ad altri come Oskar Kokoska e Pablo Picasso, che qui hanno voluto soggiornare attratti dal fervido clima culturale.

A questo punto (Roviano/Anticoli Corrado) la via Tiburtina prosegue verso l’Abruzzo raggiungendo:

Riofreddo: il Museo delle Culture di Villa Garibaldi, che prende il nome da Ricciotti (figlio dell’eroe dei due mondi, che la fece costruire e vi ha vissuto a lungo con la sua famiglia).

Camerata Nuova: Le rovine di Camerata Vecchia, arroccata a 1259 m di quota, un intero borgo distrutto dal fuoco a metà dell’800, sull’antico confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. Oltre ai lastricati delle strade e alcune case l’antica porta d’accesso, che già in lontananza ne delinea il contorno, è completamente integra.

Mentre per proseguire inoltrandosi nell’alta valle si gira a destra sulla via Sublacense e si incontrano:

La Montagna d’Europa a Cervara di Roma (tre dettagli nelle foto qui sopra) un museo a cielo aperto: il borgo è costruito su uno spuntone di roccia che negli anni gli artisti hanno scolpito seguendo particolari tematiche. Ne sono nati cicli di sculture suggestive: volti, animali e brani di poesia che affiorano tra le case e le scalinate che portano alla Rocca da cui si gode un panorama fantastico.

A Subiaco è di rigore la visita ai due monasteri benedettini: San Benedetto o Sacro Speco  (costruito in più epoche a strapiombo sul Monte Taleo, domina la stretta gola dell’Alta Valle in uno scenario meraviglioso; fu definito dal Petrarca

subiaco

Subiaco

“la soglia del Paradiso”, qui si trova l’unico ritratto al mondo di San Francesco senza l’aureola, ovvero prima che fosse proclamato santo), e l’abbazia di Santa Scolastica (foto a destra), il più antico monastero del mondo ancora in uso, è il secondo fondato dal giovane Benedetto prima ancora di scrivere la sua regola “Ora et Labora” che ha dato l’impulso alla rinascita santa_scolastica_1351006465dell’Europa dopo la caduta dell’Impero Romano. A Santa Scolastica è sorta anche la prima tipografia italiana a caratteri mobili, inaugurando una tradizione che ha visto Subiaco per secoli tra i più importanti borghi cartari. Nella Rocca abbaziale è stato allestito il MACS, il museo multimediale delle attività cartarie e della Stampa. La Rocca abbaziale sorge sul punto più alto della cittadina, è detta dei Borgia perché Rodrigo Borgia, che prima di diventare papa col nome di Alessandro VI era abate commendatario di Subiaco, vi ha vissuto per 10 anni con la sua amante Vannozza e qui sono nati anche i suoi 2 celebri figli Lucrezia e Cesare. Da Subiaco inizia il Tour dell’Acqua: si parte dal Laghetto di San Benedetto (sotto Santa Scolastica), proseguendo sulla via dei monasteri si supera Jenne e si raggiunge la cascata di Comunacque tra Trevi nel Lazio e Vallepietra, infine si raggiungono le sorgenti dell’Aniene a Filettino (in località Fiumata) immerse nello scenario delle maestose e centenarie faggete solcate da ruscelli e rivoli che confluiscono a formare il primo tratto del fiume.

Il laghetto di San Benedetto

Il laghetto di San Benedetto

Trevi nel Lazio con il Castello Caetani, il potente bastione medievale edificato sulla cinta muraria romana, affidato da Bonifacio VIII ai propri nipoti che l’hanno mantenuto fino alla fine del ‘400, e l’ imponente e, incredibilmente intatto, Arco di Trevi, che con la sua cinta muraria divideva il territorio degli Equi da quello degli Ernici in epoca pre-italica. (foto a destra)

La Villa di Traiano, gli altipiani di Arcinazzo, la sontuosa tenuta di caccia da cui l’imperatore amministrava gli affari dell’Impero.

Trevi nel Lazio

Trevi nel Lazio

La Grotta dell’Arco di Bellegra con le sue Pitture Rupestri del periodo neolitico.

Subito dopo Vicovaro si può seguire la strada provinciale che segue il corso del Torrente Fiumicino e si inoltra nella Valle del Giovenzano una delle più belle dal punto di vista naturalistico. Qui oltre Sambuci da vedere molto interessanti ci sono:

Saracinesco, piccolo borgo arroccato sui Monti Ruffi dove, all’aperto, è stato allestito il Museo del Tempo con strumenti per la misurazione del tempo più o meno insoliti, dalla tipica meridiana all’orologio analemmatico alla gigantesca riproduzione del cosiddetto Orologio del Pastore, inventato da un monaco tedesco e usato abitualmente dai pastori locali.

Il Castello di Ciciliano, dalle cui mura si ha un orizzonte completo su tutta la Valle del Giovenzano;

Gerano, con la Chiesa di Santa Anatolia dove ogni anno il 9/10 luglio si riuniscono i nomadi da tutta Italia che danno vita ad un originale mercato di prodotti artigianali. A Gerano c’è anche, unica in Italia, la Casa delle Antiche scatole di latta, una mostra permanente che raccoglie scatole alimentari dalla fine dell’800 al 1950 ed offre uno spaccato molto interessante sul cambiamento del gusto e l’evoluzione della comunicazione pubblicitaria, e si fa l’Infiorata più antica d’Italia (v. sotto)

Infine si risale toccando Rocca Canterano piccolissimo e caratteristico borgo medievale a oltre 900 m di altitudine che offre un bellissimo panorama su entrambi le vallate, facendo scorgere i vecchi borghi parte di quel sistema difensivo medievale che per secoli è stato il cuore delle lotte tra le più potenti fazioni nobiliari.

Da Rocca Canterano si prosegue verso Canterano e scendendo ci si raccorda con la Via Sublacense poco prima che questa raggiunga Subiaco.

Consigli dell’esperto: un tesoro nascosto che solo i locali conoscono!

La Mola Vecchia di Jenne a metà del sentiero escursionistico che collega il Laghetto di San Benedetto alla Cascata di Comunacque (12 km), alternativo al giro da fare in macchina. E’ un antico mulino benedettino, adiacente ad un ponte romano, immerso tra i boschi.

Mola jenna

Consigli sulla viabilità: quali sono le strade più panoramiche da percorrere e quali invece da evitare per il traffico?

sentiero

Il tipico traffico nell’ora di punta in Val d’Aniene!

Una delle particolarità della Val d’Aniene è che il traffico non c’è. I borghi sono tutti incastellati e ci sono strade ad hoc, gli unici paesi attraversati dalle vie principali sono Subiaco e Tivoli, questo fa si che le strade sono sempre scorrevoli. Per arrivare da nord o da sud la via più scorrevole è l’Autostrada dei Parchi, uscita consigliata Castel Madama e si torna indietro verso Tivoli (è meglio dell’uscita di Tivoli perché si dovrebbere risalire e affrontare il traffico cittadino) o Vicovaro se si sceglie di visitare direttamente l’alta Valle, poi ci si innesta sulla via Tiburtina e da qui sulla Sublacense per arrivare fino a Filettino.

Le strade più panoramiche sono quelle secondarie che raccordano le Valli laterali:

la Licinese, che attraversa la valle del Licenza (Vicovaro, Mandela, Rocca Giovine, Percile) e mette in comunicazione con la Valle del Tevere;

la strada provinciale che si dirama dalla via Tiburtina (subito dopo l’uscita dell’Autostrada dei Parchi) e attraversa la Valle del Giovenzano, tra i monti Ruffi e i Monti Prenestini, sfiorando piccoli borghi deliziosi come Saracinesco, Sambuci (Castello Teodoli) Ciciliano, dal cui castello si può vedere il panorama mozzafiato su tutta la vallata, Gerano e infine, risalendo sulle pendici dei Monti Ruffi, Rocca Canterano e Canterano.

Nell’alta Val d’Aniene la via più panoramica è la via dei Monasteri che collega i due monasteri benedettini di Subiaco (mozzafiato è il passaggio sotto gli archi del Monastero di Santa Scolastica) e prosegue per Jenne dopodichè si dirama, e da un lato traversa la Valle del Simbrivio raggiungendo Vallepietra (Santuario della Ss Trinità che conserva affreschi antichissimi dallo stile bizantino) e dall’altro prosegue per Trevi nel Lazio (Castello Caetani) e Filettino (Fiumata – sorgenti dell’Aniene, ambiente fiabesco tra boschi e ruscelli, Campo Staffi-Viglio). Sulla via dei monasteri la Valle si stringe e lo spettacolo è davvero emozionante, tanto da ammaliare l’imperatore Nerone che qui si fece costruire una villa imponente.

Se non ora quando?: i migliori periodi dell’anno per visitare la Val D’Aniene.

La Val d’Aniene ha molto da offrire sotto il profilo naturalistico anche a chi non ha molta voglia di camminare:

In primavera si può assistere alle fioriture, prime fra tutte delle orchidee spontanee (da aprile a giugno a seconda dell’altitudine), delle circa 130 specie classificate in Italia oltre 70 se ne possono trovare qui, e non c’è bisogno di arrampicate sulle montagne, basta visitare ad esempio Cineto Romano o Rocca Santo Stefano o Rocca Canterano e si trovano a frotte già lungo i bordi della strada.

In autunno lo spettacolo è mozzafiato perché i folti boschi si tingono di rosso, il fogliame si dirada e i bianchissimi pinnacoli di roccia calcarea si ergono a contrasto.

L’inverno è meraviglioso nell’alta valle, per chi proprio non sa rinunciare allo sci da discesa ci sono le piste di Campo Staffi e Campo dell’Osso ma gli altipiani dei Simbruini sono l’ideale per lo sci di fondo ed escursionistico che consente di avere un rapporto vero con la natura e soprattutto  si possono infilare le ciaspole ai piedi (punti di noleggio presso le stazioni sciistiche) e da soli seguendo i sentieri del Parco Naturale dei monti Simbruini, o accompagnati dalle guide escursionistiche AIGAE si possono scoprire scenari di una bellezza unica immersi nel candore delle nevi.

In estate le terme di Tivoli offrono la possibilità di mediare tra la scoperta di monumenti tra i più famosi del mondo e la calura estiva, con l’opportunità di pensare anche al benessere, mentre tra le vette dell’Alta Valle che sfiorano i 2000 m (qui c’è il Viglio 2156 m, la cima più alta del Lazio) e dove i paesi si trovano spesso tra gli 800 e i 1075 m si può veramente girare sempre senza problemi di caldo.

Usi e costumi: quali feste tradizionali o sagre sono assolutamente imperdibili?

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“Festa della Birra e della Musica” di Arsoli

La Festa della Birra e musica di Arsoli, anche se può sembrare inconsueta la festa della birra è legata alla tradizione benedettina (la birra infatti è stata inventata proprio da un monaco benedettino) ad Arsoli (dove c’è una lunga tradizione di amore per la musica tanto da realizzare anche un meseo della musica che raccoglie antichi strumenti bandistici) la festa assume connotati meno folklorici e nei 3 giorni dedicati presenta un’ottima rassegna di musica moderna, dal jazz al rock al funky oltre alla degustazione di diversi tipi di birra per accompagnare piatti locali.

La Marcia della Transumanza di Jenne: la Val d’Aniene è un tipico territorio di transumanza, da queste montagne ogni anno i pastori portavano le greggi a svernare nella pianura pontina, questa tradizione viene puntualmente riproposta a Ferragosto quando, dopo una marcia di 200 km, dalla pianura pontina arrivano gruppi di cavalieri sull’altipiano carsico della Piana dei Fondi di Jenne, qui vengono serviti gli n’dremmappi (v. sotto), ricotta e carni alla brace.

La festa del Cornuto e della rola, a Rocca Canterano, si festeggia ai primi di novembre, durante i giorni di San Martino. E’ una festa burlesca antichissima che affonda le sue radici tra sacro e profano: per le vie del borgo sfilano i cornuti agghindati con copricapo muniti appunto di corna e alla fine della festa viene nominato il cornuto dell’anno. Durante la festa vengono serviti i cecamariti (v. sotto), carni alla griglia e naturalmente castagne arroste.

La Sagra delle castagne o, dalla voce dialettale, Role, si festeggia anche a Riofreddo, Canterano, Rocca Santo Stefano, tutti borghi posti nell’area sub-montana dove per secoli i castagneti sono stati una voce di sostentamento importante; il tepore del fuoco dà un sapore particolare alla festa, in piazza viene allestito un grande fuoco su cui si pone la “rostera”.

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L’infiorata di Gerano

L’infiorata di Gerano, anche se la più conosciuta è quella di Genzano, nei castelli romani, quella di Gerano è la più antica d’Italia, la cui tradizione risale al 1700 e, da allora, si è celebrata con continuità. I tappeti decorativi sono realizzati esclusivamente con petali di fiori dall’abilità dei maestri infioratori tutti del posto.

In estate nella maggior parte dei borghi si fanno sagre per promuovere i diversi tipi di pasta che culminano con il rituale del ballo della Pupazza o della Pantasema, un enorme pupazzo in cartapesta che alla fine della festa viene dato alle fiamme; una tradizione pagana per celebrare il raccolto e la fine dell’estate.

Sagra del Tartufo si celebra a Cervara di Roma (in estate) e a Cantrano (in autunno) queste sono le due aree della Valle più ricche del prelibato tubero, durante la festa se ne possono anche comprare dai cercatori locali.

A Natale nei borghi dell’Alta Valle si allestiscono presepi viventi in ricordo del viaggio di San Francesco alla scoperta dei luoghi del monachesimo benedettino. Particolarmente suggestivi sono quelli di Jenne, Arcinazzo e Rocca Santo Stefano.

 

Pic-nic: specialità da gustare solo e soltanto nelle trattorie tipiche.

Le paste fatte in casa, nate dalla fantasia delle donne che, da tempo immemore, a seconda della località, mescolavano in

quantità diverse vari tipi di farine, bianche e integrali, di grano, di granturco o di farro per far nascere paste, più o meno ciccose, condite con sughi semplici di pomodoro o con fughi porcini o tartufo nero dei nostri boschi. Ogni borgo ha un tipo di pasta diversa, spiccano tra questi nell’Alta Valle, gli ‘ndremmappi (Jenne), il piatto legato alla transumanza: pasta con farina integrale della Val d’Aniene e sugo di alici sotto sale, portate dalle pianure pontine, dove si portavano gli animali a svernare, le tacchie a Bellegra, i ravioli di ricotta e erbette (a Cervara di Roma).

Gli 'Ndremappi

Gli ‘Ndremappi

Nella Media Valle i Cuzzi a Roviano, i Cazzaregli di Anticoli Corrado, i “cecamariti” di Rocca Canterano, una pasta fatta con acqua e farina di grano molto gustosa (perché il grano le conferisce una certa ruvidezza e fa in modo che prenda si insaporisca molto bene anche con un sugo semplice) che le massaie roccatane facevano per accontentare i mariti servendo un piatto buono ma decisamente economico.  La minestra di fagioli borlotti con cicoria a Riofreddo, minestre e contorni di fagiolina di Arsoli presidio slowfood. La fagiolina arsolana è il vero fagiolo importato nel ‘500 particolarmente tenero e gustoso.

Tra i secondi invece non c’è molta fantasia anche se le carni di pecora e agnello, in genere servite alla griglia, sono molto buone in particolare a Camerata Nuova. Le acque gelide dell’Aniene sono l’ideale per le trote fario che vengono allevate a Filettino, Subiaco e a Tivoli dove si possono gustare anche i gamberi di fiume.

Tra i formaggi il cacio fiore, un formaggio di pecora prodotto in primavera da mangiare entro l’estate, e formaggi di capra (Trevi nel Lazio, Camerata Nuova e Vicovaro).

Vicovaro è famosa per il pane che viene distribuito in molte aree della provincia di Roma e per le ciambelle di pane all’anice una vecchia ricette che prevede la bollitura delle ciambelle prima di cuocerle al forno, questo procedimento le rende morbide per diversi giorni, a differenza di quelle simili che si fanno in ciociaria, sono ottime da gustare con il salame.

Per accompagnare i pasti il vino Cesanese di Affile, ottenuto dal sapiente recupero degli antichi vitigni coltivati fin dal tempo dei romani (cui si deve il nome) che per 4 anni consecutivi ha vinto la medaglia d’oro come miglior vino d’Italia.

Ultima offerta: cosa offre la Val d’Aniene che nessun’altra regione italiana può vantare?

In Val d’Aniene si trova una straordinaria concentrazione di beni storico-monumentali, unici al mondo, coniugati da una natura incontaminata e selvaggia.

Vi si trovano due dei più grandi Parchi naturali regionali:

Parco Naturale dei Monti Simbruini (il cui simbolo è il falco pellegrino, ma non mancano grifoni e coturnici, tra i mammiferi sono stati reimpiantati con successo il cervo, il capriolo e il lupo. Il parco è caratterizzato da faggete e vasti altipiani carsici, che Sergio Leone, negli anni ’70 ha eletto come luogo preferito per le riprese dei suoi spaghetti western. Le immense faggete dei Monti Simbruini sono poi molto importati per l’equilibrio delle enormi falde idriche (qui ci sono le risorgive più grandi d’Europa) perché l’apparato radicale particolarmente esteso ed affiorante trattiene acqua e pioggia favorendone l’infiltrazione nel terreno fino ad alimentare le sorgenti)

Parco Naturale dei Monti Lucretili, che la divide dalla Valle del Tevere, ed è conosciuto per la nidificazione dell’Aquila reale;

La riserva naturale di Monte Catillo e numerose aree protette nei Monti Ruffi e Monti Prenestini.

La ricchezza di acqua ne fa un luogo di una suggestione unica: ruscelli, torrenti, fossi, laghetti e cascate si trovano praticamente in ogni borgo, e da oltre 2000 anni le nostre sorgenti riforniscono di acqua Roma, la cui civiltà ha lasciato qui tesori inestimabile: antiche ville, acquedotti, ponti e costruzioni ancora in parte da scavare. Non è un caso che il giovane San Benedetto da Norcia si sia ritirato in meditazione per 30 anni (fondandovi i primi 13 monasteri dove ha potuto mettere in pratica la sua regola prima di ritirarsi a Monte Cassino dove l’ha definitiva scritta), la natura prorompente di questi luoghi ha un fascino quasi mistico che fin dai primi anni della diffusione del cristianesimo ha ammaliato monaci ed eremiti che hanno eletto la valle quale luogo mistico e vi hanno costruito miriadi di romitori, santuari, cappelle, alcune veramente uniche. Infine il Medio-Evo ci ha lasciato castelli in quasi tutti i borghi protagonisti delle eterne lotte tra fazioni, alcuni dei quali veramente di valore!

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Ora sapete tutto quello che c’è da sapere su queste incredibili terre, non vi resta che esplorarle dando un’occhiata al portale di @Anienewilderness e ai nostri consigli su www.noleggioauto.it!

Buon viaggio!

 

 

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