La Garfagnana: guida dantesca alla Toscana più segreta!

Voci di quartiere riferiscono che Dante sia dovuto venire in Garfagnana in cerca d’ispirazione.
La fonte non la posso confermare, perché vaga, eppure posso giurare sul fatto che a zonzo per questi boschi, scorci di paradiso e spicchi d’inferno si trovano eccome!

Dante consulta la guida della Garfagnana

Una Toscana “diversa”
D’altronde il nostro era uno che di giudizi ci capiva.
E da buon toscano sapeva cogliere anche la diversità della Garfagnana: niente dolci colli col pinnacolo di cipresso a far da cartolina, niente balle di fieno disposte sempre e casualmente a sezione aurea, e niente casolari abitati da italiofili americani.
Niente Toscana nel senso più diffuso del termine insomma.
La Garfagnana è diversa perché non ci si capita per caso o per sbaglio, magari diretti altrove; le grandi vie di comunicazione sfrecciano distanti e le Alpi Apuane la abbracciano e un po’ la chiudono al mondo. E un po’ al turismo di massa.
Per fortuna: perché così ancora oggi possiamo godere del carattere puro e grezzo della sua natura e dei suoi abitanti. Sotto metafora calcistica, la Garfagnana è un po’ come Tardelli, che qui ha i natali: tenacia e lavoro oscuro, ma anche tanta classe. Sennò non segni ad una finale mondiale…

Primo giorno: LUCCA
La giusta partenza per un viaggio in Garfagnana è certamente Lucca, un bel trait-d’union tra la vita metropolitana moderna e le tradizioni campestri. Da ovunque vogliate prenderla, Lucca vi accoglierà con la sua cinta muraria perfettamente integra, unica città al mondo. E una volta dentro, basta lasciarsi trascinare dal flusso di turisti e biciclette che la percorrono e che in un modo o nell’altro vi porteranno a visitarne i punti chiave: dalla Piazza dell’Anfiteatro al Duomo, dalla Torre Guinigi alla Torre delle Ore.
Ancora meglio sarebbe noleggiare una bicicletta e percorrere per intero i 4 km della cinta muraria dall’alto dei suoi dodici metri. E meglio ancora, sarebbe mangiarsi un pezzo di cecina appena sfornata per riprendersi dalla fatica…

Piazza dell'Anfiteatro

L’inferno
Siamo pronti per la prima parte del viaggio.
Da Lucca basta imboccare la strada provinciale che risale il Serchio per accorgersi che la diritta via è presto smarrita: il corso del fiume vi guiderà come un serpente che si incunea tra meandri sempre più verdi e aspri, fino all’ingresso vero e proprio nella Garfagnana. E come ogni Inferno che si rispetti, anche questo ha un ingresso a tema: il Ponte del Diavolo, un’opera ingegneristica del XIV secolo tanto ardita da richiedere l’aiuto del Diavolo stesso per essere completata. Il cartello turistico in loco vi avvisa di provare “ammirazione e stupore”, e in fondo ci azzecca, non fosse altro per l’asimmetria degli archi che lo sostengono.

Ponte del Diavolo

Una volta varcato l’ingresso, più che del Diavolo avrete bisogno di una buona frizione. Ogni spostamento sarà accompagnato da un discreto numero di tornanti e spettacolari passaggi a strapiombo, ma il premio varrà sempre la candela: la Garfagnana è piena di tesori umili e un po’ sconosciuti, ma dotati di un fascino particolare.
In rigoroso ordine discendente, il primo di questi è l’Orrido di Botri: una gola calcarea che in alcuni tratti è profonda fino a 200 metri, così incontaminata da ospitare specie vegetali e animali altrove estinte o rare, come l’aquila reale. E’ qui che Dante, si dice, abbia preso appunti per l’Inferno.

Orrido di Botri

La seconda tappa ci porta invece sotto terra: la Grotta del Vento è una delle più variopinte e complete d’Europa, da girare alla temperatura di crociera di 10,7 gradi con il 99% d’umidità. Il vostro Virgilio, una guida speleologica che vi accompagna, ad un certo punto spegnerà le luci: avvolti dal buio assoluto, vi accorgerete finalmente del respiro della montagna.

Grotta del Vento

Il più nascosto di questi tesori, probabilmente, non riuscirete neanche a vederlo. Oppure siete molto fortunati. Ogni quindici anni il Lago di Vagli viene svuotato e dal catino di fango emerge a poco a poco la sagoma di Fabbriche di Careggine, il paese sacrificato nel 1953 per la costruzione della nuova diga. Un evento imperdibile. Ma se così non fosse, vi potrete comunque ripagare con un giro per le viuzze deserte e panoramiche di Vagli di Sotto, tra chiacchiere anziane e gatti stesi al sole.

Fabbriche di Careggine

Il Paradiso
Una volta toccato il fondo non si può che risalire.
E saltando a piè pari il Purgatorio, dedichiamo l’ultimo giorno del nostro itinerario alle delizie di paradiso che la Garfagnana un po’ offre e un po’ nasconde.
In rigoroso ordine ascendente, la prima tappa spetta ai 502 metri slm di Isola Santa.
Nomen omen, anche in questo caso: il lago celato dalle cime Apuane appare all’improvviso come un’epifania divina, nel quale si specchia immobile l’antico borgo in pietra e ardesia da tempo abbandonato. Una volta era un punto cardine del traffico di merci e pellegrini per le valli sottostanti, oggi sta rinascendo grazie ad un “albergo diffuso” a gestione familiare, che lo ha reso una meta imperdibile per turisti e pescatori dal gusto fino.

Isola Santa

Saliamo di pochi metri e arriviamo ai 655 della Fortezza delle Verrucole, un castello medievale che ricopre l’intero cucuzzolo della collina. Affacciatevi dai merli che ne decorano le mura e avrete sotto gli occhi e i piedi uno dei paesaggi più belli della Garfagnana. La storia della fortezza e del suo restauro ve la racconteranno con l’accento del luogo i volontari che lo tengono in vita e aperto agli sparuti visitatori che hanno il coraggio di affrontare il ripido viottolo che conduce all’ingresso nelle mura!

Fortezza di Verrucole

Il punto d’arrivo del nostro percorso dantesco ci porta appena sopra i 1000 metri, fino all’antico pascolo di Campocatino, una conca verde adagiata sulle pendici della Roccandagia che in tempi remoti era un lago ghiacciato. Non siamo troppo in alto, è vero, ma siamo al punto giusto:
al centro dell’oasi della LIPU, nata nel 1991 per proteggere la fauna ricchissima e preziosa che abita questi boschi.
Alzate la testa, ed ecco volteggiare in cielo paziente e maestosa un’aquila reale. Cercando cibo, offre spicchi d’infinito.

Campocatino

Che siate attratti dall’Inferno o dal Paradiso, che ne dite di dare un’occhiata alle offerte di autonoleggio a Lucca?

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